L'origine del nome "Sorbolo"

L’attestazione più antica, per ora nota, relativa al toponimo “ Sorbolo” si ritrova nella raccolta del Codice Diplomatico del Drei, in una carta stilata a Parma nel 905 d.C. dove è menzionato non tanto un riferimento diretto al luogo, quanto il nome di un personaggio citato come testimone in un atto di donazione, che è detto “de Sorbolo”, con riferimento al luogo di provenienza. Circa quaranta anni più tardi, in un placito stilato a Reggio nel 944 d.C., tra i rappresentanti dei canonici è menzionato un “Leo de Sorbolo”.
Successivamente nel 1230 a.C. (“Rationes Decimarum Italiae”, nei secoli”, 1933) compare la “Plebe de Sorbolo”.
Queste dunque sembrano essere le attestazioni più antiche del toponimo “Sorbolo” per ora conosciute.
La toponomastica ufficiale concorda nel vedere l’origine del nome come fitonimo, derivante dal latino, Sorbus, il nome dell’albero da frutto, col suffisso –ulus.
 
Già Plinio catalogava in età romana quattro tipi di sorbi, con frutti a forma di mela, ovali e di pera, da cui si traeva un “vinum”, di qui evidentemente l’uso ancora oggi noto di trarne sidro. Sempre Plino specifica inoltre che sui terreni d’altura ricchi d’acqua e ben drenati crescono bene l’acero, il frassino, il sorbo, il tiglio e l’amarena. Da Plinio si ha perciò la conferma indiretta dell’origine del toponimo dal nome della pianta da frutto, il sorbo appunto. Ed è interessante vedere l’associazione che proprio Plinio fa di alcuni alberi, che ricorda il paesaggio agrario delle nostre campagne fino a cinquanta anni fa.
 
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