E' la più importante Frazione del comune di Sorbolo, dal quale dista 8 Km., la sua altitudine è di metri 26 s.1.m. Si trova alla confluenza dell'Enza nel Po e da ciò deriva il suo nome" Co'-Enzo" (Capo d'Enza), anticamente era chiamato" Cohenzio" o I”Cohentio". Nel territorio di questa frazione sono state trovate tracce della presenza di due terramare, testimonianze di epoca preistorica: una in località la “Pantera" e l'altra dietro alla Chiesa Parrocchiale" nell'area chiamata “Motta" cioè “altura" , (questa altura venne tolta nel secolo scorso per bonificare alcune risaie dismesse). Per la sua importanza strategica, trovandosi in posizione di confine, fu sede di notevoli fortificazioni. Dal punto di vista militare certamente fu il più importante di Sorbolo. Fu possedimento dei Casati dei Conti Dal Verme (1470), degli Sforza, dei Marchesi Lalatta, dei Conti Torelli e dei Conti Calvi, per investitura del Duca Francesco Farnese avvenuta nel 1696. Nell'anno 1140 in data 11 settembre e 7 ottobre, Coenzo viene citato in una pergamena che sancisce gli accordi intervenuti tra la Badessa del Monastero di San Alessandro di Parma e alcuni abitanti del luogo. Ancora si parla di Coenzo in una sentenza del Vescovo di Parma, Obizzo I, nel 1197 poiché era sorta una vertenza tra l'Arciprete di Sorbolo e la Badessa del Monastero di S. Alessandro riguardante il diritto di nomina dei Chierici di Coenzo; detta controversia si risolse a favore dell'Arciprete di Sorbolo. Nell'anno 1226 il Podestà di Parma, per ragioni di indole strategico militare, data la posizione di Coenzo, decretò la costruzione di un castello fortificato. Nell'anno 1284 Coenzo ebbe due torri, poste una su di ogni riva dell'Enza, collegate da catene di ferro per evitare l'abusivo passaggio sul fiume ai natanti. Più tardi, nel 1348 il Comune di Parma ordinò lavori di manutenzione del Ponte e delle due Torri, favorendo nel contempo l'insediamento di abitazioni civili quali supporto della fortezza. Un tempo Coenzo allargava la propria giurisdizione anche a territori d'oltr'Enza. Dell'antica fortezza resta solo una torre che, senza dubbio (escludendo i reperti della Chiesa Plebana di Sorbolo) è l'edificio più antico del nostro Comune, anche se trasformato ed incastonato nell'abitato del paese costruito posteriormente. In una cartina topografica rara, che si trova nell'Archivio di Stato di Parma, sono rappresentate le due Torri ed un voltone sotto il quale passa un giumento condotto per la cavezza. La Chiesa di San Siro viene citata la prima volta nella pergamena già segnalata sopra (anno 1140) nella quale si dice che un certo Gerardo de Monasterio <refutavit> nelle mani della Badessa di S. Alessandro, Agnese, ogni diritto che aveva nella Chiesa di "Cohencio". La Ratio Decimarum del 1299 ci precisa che la Chiesa di San Siro era dipendente dalla Pieve di Sorbolo, notizia che venne confermata anche dall'Estimo del 1354. In una pergamena risalente alla seconda metà del 1300 si rileva che Coenzo aveva già un Fonte Battesimale, mentre ne11493, nel Regesto Antico, si legge che Coenzo aveva un clericato e che la Chiesa ed il clericato dipendevano dalla Badessa di S. Alessandro (Rogito del 9.10.1482 del Notaio Zangrandi). Nell'anno 1564 la Chiesa di San Siro era già Parrocchiale. Il vecchio edificio della Chiesa alla fine del 1700 era pericolante e si dovette procedere alla costruzione della nuova Chiesa: ciò avvenne ne11793. L'abside della vecchia Chiesa costituisce l'attuale Sagrestia, nella quale si conserva un pregevole affresco antico rappresentante la Crocefissione. Altre cose degne di nota, esistenti ancora oggi, sono i "Quindici Misteri", opera di un pittore di stile fiammingo o di scuola cremonese, databili alla fine del 1500. Vi è un quadro ad olio su tela rappresentante S. Siro, di scuola emiliana del xvn secolo, che porta questa indicazione: " Aeneas De Martinis rector Cohentii FF. anno 1680. Un "ECCE HOMO" del 1600 dipinto su tela è da considerarsi un'opera pregevole, di ispirazione artistica tedesca, che possiede una notevole intensità espressiva. Di pittore emiliano nel 1700, del Peroni probabilmente, una "Madonna col Bambino" di ottima fattura. Un Ignoto dello stesso secolo ha dipinto ad olio su tela un "5. Andrea Avellino", sorretto da due diaconi mentre celebra la messa. Vi sono anche alcune statue di legno di buona fattura (5. Carlo Borromeo, 5. Francesco, 5. Antonio Abate) ed angioletti porta candelabri in legno intagliato dorato del 1700. A Coenzo svolge la sua attività ricreativa e culturale un gruppo giovanile che va sotto il nome di "Baloss". Organizza attualmente Concorsi di Pittura , ed un'altra serie di manifestazioni di grandissimo interesse, che dimostrano validità, intraprendenza e capacità organizzativa.
Questa frazione dista Km. 4,2 dal Capoluogo, trovasi a metri 29 s.l.m. di alt. ed ha una struttura essenzialmente agricola. Anticamente è stata una zona interamente paludosa e boschiva, che fu bonificata dai Frati benedettini, che, com'è noto, avevano il motto: "ora et labora" (prega e lavora"). Per le sue caratteristiche acquitrinose (bagnata da alcuni canali tra i quali i più importanti Fumolenta e Naviglio) si adattò bene alla coltivazione del riso. Il "Castello de Frascenaria", lo troviamo ricordato nell'anno 848: 1'11 giugno di quell'anno Re Lotario lo donò a Maginfredo, suo fedele conte. Successivamente in un documento del XII Secolo si ricorda ancora il Castello di "Frascenaria". Documenti dell'epoca ci dicono che nel 1562 Frassinara apparteneva al Monastero di S. Martino dei Bocci. La "corte" di Frassinara ne11808, per decreto napoleonico che confiscava i beni di proprietà dei monasteri, passò allo Stato Parmense e alla Società Anonima per la vendita dei beni del Regno d'Italia, dopo l'unificazione del nostro Paese. Un certo Nicola Puccio negli anni 1857-1860 acquistò la "corte" che poi fu venduta nel 1869 alla Marchesa Balbi Barrace che, a sua volta, la lasciò in dote alla figlia Chiara che sposò il Conte Luchini Zileri Dal Verme. La Chiesa di S. Michele si può presumere che sia sorta alla fine dell'anno 900: viene nominata nel 1230 nel Capitolo a Rotolo delle Decime, dipendente dalla Pieve di S. Vitale di Pedrignano. Passò alla diretta dipendenza dell'Abate di S. Giovanni di Parma, secondo l'estimo del 1354 del Vescovo Ugolino Rossi e secondo il Regesto Antico de11493. Pur dipendendo dall'Abate di S. Giovanni questa Chiesa divenne parrocchiale ne11564 ed in tale epoca aveva certamente un' importanza avendo ben cinque sacerdoti. Dal punto di vista edilizio la Chiesa di Frassinara fu rimaneggiata parecchie volte: all'inizio del 1800 ( terremoto degli anni 1831-32?) venne sostituito il volto lesionato da capriate di legno che, a loro volta, per vecchiaia, precipitarono al suolo nel 1943 e furono, alloro posto, edificate travature di cemento armato. Nell'interno della Chiesa si nota un bell'altare maggiore in legno laccato del XVII Secolo, un palio di legno dipinto ad olio raffigurante un Santo, una pala d'altare raffigurante la "Madonna" e i "Santi".
Casaltone dista da Sorbolo tre chilometri, ha un'altezza s.l.m. di m. 36, ed è in zona agricola pur avendo un'importante fornace di laterizi. Rinvenimenti archeologici importanti, (ora al Museo d'Antichità di Parma) che si possono datare all'età preistoriche del "bronzo" e del "ferro" fanno presumere che fosse il primo insediamento del nostro Comune. Sono state scoperte sepolture con urne cinerarie, vasi, vari oggetti e suppellettili, nonché tracce di una strada romana. Nel mese di maggio dell'anno 945 Casaltone viene ricordato in un contratto firmato da parte di un casaltonese di nome Andrei. Casaltone, anticamente, venne chiamato "Casale Toloni" oppure "Casale Ottoni". Viene citato in un documento dell'anno 1005 assieme a Sorbolo e Ramoscello per il contratto di cessione di un mulino sull'Orno da parte del Vescovo di Panna alla Chiesa di S.Andrea di Colorno. Parroco di Casaltone, allora, era un certo Tetfredo. Ancora nel 1159 viene nominato in un atto di donazione ed il 17 ottobre del 1173 in un atto d'usufrutto. La Pieve di Casaltone aveva la sua giurisdizione oltr'Enza (fino al 1853) e da essa dipendevano le Cappelle di S. Giacomo di Fiesso, di S. Cristoforo, di S. Pietro di Casalbaroncolo, di San Stefano di Tanzolino. Sotto la sua giurisdizione ecclesiastica, era l'Ospedale della Formicola di Ramoscello e, per un certo tempo, anche la Chiesa di Ramoscello. La Chiesa della Purificazione sorgeva presso l'Enza e nel 1578 era cadente. Fu demolita e ricostruita nel 1716, distrutta nuovamente dal terremoto de11971. Si è salvato dalla distruzione un bel dipinto ad olio su tela rappresentante la <Purificazione> opera attribuibile al Peroni (autore della tela rappresentante il Martirio dei Santi Faustino e Giovita di Sorbolo" o del Ruta, porta la data de11723. Vi è anche un dipinto ad olio risalente al sec. XVII che rappresenta l'Annunciazione, di scuola pannigiana. Casaltone si deve ricordare per gli eventi bellici de11945.
Bogolese è una frazione di Sorbolo praticamente unita a quella di Chiozzola che fa parte del Comune di Panna. Dista dal Capoluogo 4,5 Km ed è a metri 36 s.l.d.m.: la sua economia è in gran parte agricola pur esistendo nel suo territorio alcune attività industriali e artigianali (in via di aumento) di cui parleremo in altra parte. Il nome di Bogolese è rimasto famoso per la cosiddetta "Banda di Bogolese" oppure "buja ed Boglès" che qui vi ebbe la sua fine, il 18.021863, dopo una sanguinosa sparatoria, di cui parleremo dettagliatamente a parte. I monasteri di S. Giovanni, e S. Ulderico e di S. Alessandro furono proprietari di buona parte dei suoi territori. La più antica memoria scritta risale ail'II.04.913 nella quale si legge che il Vescovo di Panna Elbungo lasciava la proprietà posta in Chiozzola a favore dei sacerdoti che prestavano servizio ad una certa Cappella della Cattedrale, da lui istituita. Nel documento predetto si dice: "et proprietatem quam comparavi in Cluzola". Il 5101137, in una controversia tra l'Arciprete di Sorbolo ed il Monastero di S. Alessandro, si parla di Chiozzola nuovamente. Esistevano anticamente in questo territorio due Chiese una a Bogolese ed una a Chiozzola. Quest'ultima era dedicata a S. Macario e dipendeva dalla Pieve di Pedrignano: essendo disastrata, venne ricostruita da un certo Antonio Bravi che, in data 11.11.1469 la dotò di mezzi ottenendone il "jus-patronato". Nel XIX sec. Fu adibita ad uso profano. La Chiesa di San Giacomo di Bogolese nel 1299 dipendeva dal Monastero di S. Ulderico, nel 1493, dall'Abate di S. Giovanni di Parma. Tornò nel 1564 alle dipendenze delle Monache di S. Ulderico e vi restò fino al 1810, data in cui venne soppresso il Monastero per ordine di Napoleone e confiscati i beni. In data 1.2.1844 la Parrocchia di Bogolese venne riconosciuta "Rettoria" .Di notevole, nella Chiesa di Bogolese esiste un piviale di broccatello di seta verde con ornamenti in bianco e rosa che si può datare alla fine del secolo XVII
Ramoscello
Ramoscello dista dal Capoluogo di Sorbolo Km. 4,7 ed è una frazione la cui economia si basa quasi esclusivamente sull'agricoltura. E' stato, senza dubbio, sede romana: anticamente (1686) ed abbastanza recentemente (1961) sono state trovate tombe e monete dell'epoca romana. Fino all'anno 948 esisteva in Ramoscello un Ospedale, detto della "Formicola" (così chiamato forse perchè costeggiato dal canale "Formica") che dipendeva dal Plebato di Casaltone dal punto di vista ecclesiastico. In un atto del Notaio Zangrandi del 1447 si rileva che l'Ospedale era "totaliter prostfatus", in "rovina" diremmo oggi. Nel 1481 i suoi beni venivano incamerati dalla Cattedrale di Parma e costituirono dote per il suo altare maggiore. Si deve da ciò dedurre che ormai non esistesse più: le sue rovine furono ricettacolo di briganti. Nel 1029, come risulta da un atto notarile, Aldebunga vendeva ad un certo Valderaro due corti "cum castris" ed una di queste è situata "in Comitatu Parmensi in loco ed fundo ubi Ramosello dicitur". A Ramoscello vi era certamente un castello (quello di cui prima si è parlato) di cui sono state trovate delle tracce: questo Castello e la sua Cappella si trovano menzionati in una allusione di Papa Lucio n (17 marzo 1114) nella quale si parla di "Ecclesia S. Laurentii de Ramosellum –Castrum Ramusellum cum Ecclesia", di cui parliamo in seguito. Chiesa di San Lorenzo: viene nominata 1'11.06.1005, per una donazione di un mulino sull'Orno: tra gli Arcipreti che firmarono tale documento vi è l'Arciprete di Ramoscello Madeberto. Dato ch'era un Arciprete di Chiesa Plebana si presume che la Chiesa esistesse molto tempo prima. La Chiesa di Ramoscello apparteneva al Monastero di S. Giovanni di Parma, ciò risulta da una bolla del Papa Lucio n risalente all'anno 1114, che abbiamo sopra citato. Il Capitolo Vescovile della Cattedrale di Parma possedeva fondi in Ramoscello "de terra oratoria juris S. Mariae in pertinentia Ramoselli in loco ubi dicitur Ronco Persoli". Vi era pure un Oratorio dedicato a S, Matteo, ricordato nell'anno 1029. In tale documento si parla, oltre che della Chiesa di S. Lorenzo, anche di una Cappella esistente quasi certamente entro le mura del Castello poichè si legge al riguardo del Castello "cum Capella inibi hedificata in h onore S. Mathei". In una pergamena del 1230 non si parla più di questa Cappella, si è quindi portati a dedurre che fosse scomparsa col Castello, di cui non si ha più ricordo. La Chiesa di Ramoscello, essendo in pessime condizioni, fu ricostruita nell'anno 1742 ed in tale occasione fu dotata di una torre campanaria. I lavori terminarono il 26 settembre 1745. La struttura della chiesa è secentesca. Nella Chiesa ancora oggi si conserva una pregevole tela del Pittore Pietro Baroci, datata 1752, rappresentante San Lorenzo. Degni di ricordo sono: un porta-cero pasquale (1775), sei Angeli in legno dorato settecenteschi, opera di Francesco Provinciali (1757), un bel "coro" in noce, il Battistero (1686). La Casa Canonica fu edificata nel 1658 e restaurata nell'anno 1687. E' ora inagibile essendo stata fortemente lesionata dalle scosse telluriche de luglio 1971; la parrocchia è retta dallo stesso parroco di Bogolese.
Dista dal Capoluogo circa 4 Km. al quale è collegato con la strada provinciale Sorbolo-Coenzo-Mezzani Inf., alt. m. 27 s.l.m. Essendo posto sulla riva sinistra dell'Enza, da essa prende il nome. La sua attività principale è l'agricoltura. Ha la sua Chiesa Parrocchiale intitolata S. Andrea, amministrata da un Rettore, sotto il Vicario Foraneo di Sorbolo. Un tempo Enzano fu collegato, tramite un ponte, con la località San Giorgio ( San 1oriche) oltr'Enza. La prima menzione pervenutaci di Enzano risale al 5 aprile del 989; in una pergamena Ottone n conferma a Sigifredo n, Vescovo di Parma, i diritti che aveva sulla Città e sul Contado ed altri privilegi <in locis Hinciano>. Successivamente, il 12 aprile 1099, in un atto di donazione della Contessa Matilde di Canossa si parla di un privilegio a favore del Monastero di Brescello e si dice "etiam in Sorbulo, Inciano atque Banciola cum piscaria..." La chiesa di S. Andrea, viene citata in una pergamena del 1230 nella quale si parla di "Capella di Inzano in Plebe de Sorbulo" e nel 1299 si parla ancora di <Ecclesia Sancti Andree de Henzano>. Il 9 ottobre 1511 questa Chiesa fu unita al Monastero di San Ulderico di Parma, con disposto apostolico; la nomina del Parroco venne demandata alla Badessa di detto Monastero. In data 4.11.1843 il Parroco ebbe il titolo di "Rettore" .Il campanile della chiesa, su progetto dell'Ingegner Carlo Pelleri, fu eretto nel 1901, essendo Rettore Don Anselmo Oddi. Altri lavori di abbellimento furono effettuati nell'anno 1940 e seguenti, dal Rettore Don Mario Spaggiari. Esistono nell'Archivio Parrocchiale appunti storici redatti con particolare diligenza da Don Lodovico Borettini, sacerdote brescellese di nascita, che resse la Parrocchia dal 1834 al 1842. In queste note si dice che la Chiesa di Enzano possedeva, oltre la biolca di terra dove sorge la Canonica anche un podere di circa 50 biolche in quel di Gainago. Pare che si rinunciasse a questo a favore del Monastero Patrono, a causa della mancanza di agricoltori dopo la peste, ricevendone in cambio una rendita. Don Borettini si dilunga nella descrizione dei particolari inerenti all'amministrazione economica e religiosa della Parrocchia, soffermandosi su Uffizi,Funzioni, consuetudini, ecc. L'anno 1696 Enzano divenne feudo dei Conti Calvi, come Coenzo, per investitura dei Duchi Farnese. Don Borettini ancora dice che il territorio della "Villa di Enzano" anticamente era molto vasto e comprendeva, oltre a S. Giorgio, estesi territori ora in provincia di Reggio e precisa che non essendo a quei tempi l'Enza arginata (nel 1300), come risulterebbe da carta topografica esistente presso l'Archivio Civile di Brescello, il corso del torrente arrivava fino al Ponte Alto ed alla "Strada Postale" (ora Strada Nazionale Cisa) e probabilmente la giurisdizione della parrocchia arrivava al corso dell'Enza.